‘L’Isola dei Famosi 13’: l’opinione di Chia sull’undicesima puntata

L'Isola dei Famosi 13

Raga, qua urge che io faccia una premessa: questa tredicesima edizione de L’Isola dei Famosi è un vero strazio. Una tortura cinese. Una punizione divina per noialtri malefici amanti del trash. Io sono almeno otto o nove puntate che mi straccio i maroni, che arrivo a stento all’una di notte e che invidio coloro che nella vita non hanno un blog che parla di tv e che quindi possono guardarsi una serie a caso su Netflix piuttosto che questo scempio. Ecco, l’ho detto.

Un cast tremendo, un destino segnato fin dal momento in cui Eva Henger ha aperto la bocca e parlato della troca, un’agonia senza fine. Io sto bramando che la finale arrivi presto e che l’Isola ceda velocemente il posto nel palinsesto al Grande Fratello 15.

Perché ieri sera, quando dopo tanta insistenza Jonathan Kashanian stava finalmente spifferando dei particolari scottanti sui naufraghi, Alessia Mancini in particolare, e il sangue stava iniziando timidamente a scorrere, solo una tonta come Alessia Marcuzzi poteva stoppare il polemicozzo sul nascere dicendo “eh, però questo non è corretto“. Ma come, prima li inciti dicendo “parlate, parlate!” e ci sfracelli le balle con la ricerca della verità, poi appena aprono bocca li censuri?

Barbara D’Urso su delle carognate come quelle che ha improvvisamente sfoderato l’ex gieffino avrebbe tirato le tre di notte, per poi farci undici puntate di Pomeriggio Cinque e un paio di Domenica Live, la Marcuzzi ha cambiato argomento più velocemente di un politico quando gli domandano delle tasse. Poi mi chiedono come faccio ad essere euforica all’idea del favoloso ritorno di Barbarella nello scintillante mondo dei reality. Ma come si fa a non esserlo, dico io.

Ecco, se questa edizione non è mai decollata gran parte della colpa va alla conduttrice, che non è stata all’altezza della situazione sin dalla vicenda del canna-gate, spegnendo discussioni che invece andavano alimentate e stimolandone altre di dubbia utilità, e agli autori, che non han saputo tenere botta alla moria prematura di concorrenti limitandosi a mettere qualche toppa qua e là

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