Black Mirror, Bandersnatch e i prodromi della tv interattiva: l’epoca dell’estetica ipertestuale

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Arriva in ritardo di tre giorni il regalo di Natale di Netflix ai suoi abbonati. Si chiama Bandersnatch ed è un episodio speciale della fortunatissima serie Black Mirror, acquisita dal colosso americano dello streaming online nel 2015. In cosa si differenzia dagli altri titoli della serie? Non è uno speciale natalizio, come quello diffuso online in Regno Unito nel 2014, ma un esempio di film interattivo: lo spettatore, governando il puntatore del dispositivo da cui sta guardando l’episodio, tiene le redini della storia, decidendo di volta in volta la rotta della narrazione. Un film, tanti film, che fa entrare il fruitore nel laboratorio di scrittura dello sceneggiatore.

Le logiche ipertestuali diventano strumenti artistici per lo sviluppo di nuove forme di lungometraggi e serie. Per i critici, è l’estetica dell’hyperlink che, migrando dagli ambienti informatici, è la candidata a diventare la dominante nel futuro dei media. Il presente è Bandersnatch, ma i prodromi del genere sono vari, apparentemente sconnessi tra loro, eppure tutti figli della necessità di rendere la produzione artistica più simile alle dinamiche della mente. Non lineari.

Il termine ipertesto viene alla luce nel 1965 dalla mente di Ted Nelson, e ben presto le potenzialità delle relazioni fra documenti vengono colte ed apprezzate dagli autori dei cosiddetti librogame, testi che consentono al lettore di dipanare per proprio conto il filo della storia procedendo a salti tra le pagine. I librogame, di grande successo negli anni ’80 anche in Italia, hanno lasciato il testimone nell’epoca del digitale ai cortometraggi con annotazioni su Youtube: di link in link, l’utente si sposta con la freccetta del mouse e decide autonomamente quale scena far seguire al video-madre. In Italia, l’esempio più riuscito di narrazione interattiva sul portale è stata Days: The Crossmovie di Flavio Parenti. Altri esperimenti nostrani di film interattivi sono stati quelli approdati su Canale 5 ad opera di Pier Francesco Pingitore nel 2006 e nel 2007, rispettivamente Domani è un’altra truffa e Di che peccato sei?, i cui finali sono stati scelti dai telespettatori attraverso il televoto: nel primo caso, il pubblico aveva la facoltà di determinare se il pensionato Leo Gullotta dovesse restituire o meno i soldi accumulati dagli imbrogli; nel secondo, il voto espresso da casa ha decretato quale vizio fosse il peggiore fra quelli capitali. Del 2009, invece, è Zairo – Il primo giorno, pellicola di Antonio Centomani (nomen omen) disponibile solo in home-video, con Alessia Fabiani, Luca Riemma e Max Farace.

Con un carpiato agli anni ’90, le cui mode sono state ampiamente rispolverate nell’attuale cultura di massa, scopriamo che uno dei padri della televisione italiana credette in tempi non sospetti – forse troppo in anticipo, come solo i visionari sanno fare – alla portata innovativa dell’interazione tra pubblico e medium: Pippo Baudo, che col suo sit-show Tutti a Casa (1994) volle proporre per il sabato sera di Rai1 un prodotto a metà tra il varietà, la sit-com e il talk show. Come le storie protagoniste della trasmissione (sonoro flop) si sarebbero dovute concludere, lo avrebbero deciso i telespettatori; tuttavia, alla vigilia della prima, il meccanismo avanguardistico fu abbandonato per non compiere un torto ad Alba Parietti, che su Rete4 portò nella stessa stagione Decidi Tu, poco differente nelle dinamiche dalla trasmissione del Pippo nazionale.

Una versione parodistica della tv interattiva, quella dei telecomandi dalle pulsantiere coloratissime, è stata fornita poi dalle prime stagioni di Sensualità a Corte di Marcello Cesena in onda a Mai Dire, nelle quali veniva falsamente data la possibilità al pubblico di determinare il destino di Jean Claude. Serie televisiva che, invece, ha ricalcato nella trama quella di un’avventura grafica ipertestuale per smartphone è Mosaic, trasmessa in origine da HBO e disponibile in lingua italiana su Sky Atlantic dal gennaio 2018: con protagonista Sharon Stone, i sei episodi non hanno tuttavia permesso la replica dell’esperienza interattiva dell’applicazione. Sembra proprio che la serialità internazionale voglia strizzare l’occhio sempre più alle connessioni ipertestuali: se il 2018 si è aperto all’insegna di una grande produzione, si è chiuso pertanto con il tentativo di Netflix di rendere il concetto di iperfilm popolare, dopo i timidi esperimenti di serie interattive per bambini (qui la lista completa dei contenuti interattivi disponibili sul portale ).

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Black Mirror, Bandersnatch e i prodromi della tv interattiva: l’epoca dell’estetica ipertestuale é stato pubblicato su alle 19:34 di Friday 28 December 2018

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